Grande estimatore di pasta e fagioli, poetava così il simpatico AGNO BERLESE nella prima metà del secolo scorso:

“No ghe xe fiorentini nè romani
che sapia sfasolarse in ‘sta maniera
e gnanca milanesi o maremani.
Solo la zente de la nostra tera
pol vantarse de fare, e co’ rason
el vero ciocolato de Lamon”

Già LAMON…
Ma perchè il fagiolo di Lamon I.G.P. nasce proprio a Lamon?

“La domanda sorge spontanea” – diceva qualche anno fa Antonio Lubrano – e la risposta ci porta lontano…

Esattamente al maggio 1532, quando Pierio Valeriano Bolzanio – umanista, professore di Eloquenza all’Università Pontificia, apprezzabile poeta di versi in latino – se ne tornava bel bello da Roma alla natìa Belluno, con i tanti suoi libri ed un sacco di fagioli.
Si: fagioli.
Giunti da poco dall’America, erano stati donati dall’Imperatore Carlo V – quello sul cui impero non tramontava mai il sole – a Papa Clemente VII. E il nostro Pierio del Papa era segretario personale.
Non che qui in Europa il fagiolo non fosse conosciuto: il fagiolo dall’occhio vanta infatti antichissime origini afro-asiatiche e il gastronomo romano Apicio ci regalò già nel IV sec. d.C. la prima ricetta scritta della storia a base di fagioli.
Ma quello di Lamon, così come molte altre varietà oggi sul mercato, ha origine americana.
E torniamo così al nostro Pierio: uomo di lettere, abituato ai lussi romani, ad un certo punto decise di tornarsene in Val Belluna e di dedicarsi alla terra, al suo orto, alla coltivazione di questo nuovo seme di cui intravedeva le potenzialità. Scrisse addirittura un poemetto – il “De milacis cultura” – in cui narrò, in ben 755 versi in latino, pregi, segreti e tecniche per coltivare la pianta del fagiolo.
La diffusione fu rapida ed il bellunese – Lamon in primis – rimase nel tempo area di elezione del prezioso legume.

Oggi un Consorzio di Tutela regolamenta la produzione in tutte le sue fasi: dalla semina – i fagioli da semente provengono esclusivamente da Lamon e Sovramonte, da terreni concimati con letame ben maturo – alla raccolta e al confezionamento.

Tanti i pregi alimentari.

In quanto a proteine sono, nel mondo vegetale, secondi solo alla soia. Contengono tutti gli aminoacidi – i mattoncini base delle proteine – meno tre, che sono invece presenti nei cereali. E se pensiamo che ai cereali invece manca la lisina- presente in abbondanza nei fagioli – abbiamo fatto bingo e scoperto l’acqua calda… Cioè che una buona PASTA e FAGIOLI, condita magari con un bel giro d’olio extra vergine d’oliva, è un alimento completo e salutare.
I fagioli hanno pochi grassi – e oltretutto insaturi – sono privi di colesterolo, svolgono un’importante azione antitumorale.

What else – direbbe George Clooney…

Beh… sono buoni!

Un piatto di pasta e fagioli preparato a regola d’arte rinfranca lo spirito, prima ancora che la pancia.
Corroborante, consolatorio, ancestrale: ricorda la cucina della nonna e sa anche commuovere.

Il vino? Se in amore nessuna regola, perchè in cucina dovremmo porre veti a priori?
Il piatto è rustico, contadino, dal sapore armonioso ed intenso. Può giocare su note diverse di untuosità, a seconda della ricetta utilizzata (cotiche si, cotiche no?).
E quindi il gioco degli abbinamenti può essere divertente.
Sicuramente più immediato e calzante è quello con un buon calice di vino rosso. Restando nella nostra zona proporrei un Merlot del Piave DOC – armonico e profumato – o un più importante e strutturato Raboso Malanotte DOCG.

Ma per una meno scontata versione estiva della nostra amata pasta e fagioli – gustata magari tiepida, all’accendersi delle prime stelle della sera – perchè non tentare un bianco fresco e profumato? Potrebbe essere un Manzoni Bianco del Piave DOC o, spingendoci un po’ più ad ovest, un Lugana DOC. Un vino longevo e di carattere, che sa mixare morbidezza e sapidità, profumi e freschezza.

Ad ogni pasta e fagioli il suo vino, a ciascuno di noi il suo piacere.
E buon Appetito!